Iran: Il Festival di Cannes e l’incessante cammino della libertà, di Reza Rashidy

Da quando il Festival di Cannes ha comunicato il titolo del film “Il seme del fico sacro” prodotto e diretto da Mohammad Rasoulof tra i film ammessi alla sezione principale della 77^ Rassegna che si terrà dal 14 al 25 maggio, tutti gli occhi, non solo dei critici cinematografici ma anche dei tanti osservatori della politica iraniana, sono puntati su di lui, in attesa di vedere le reazioni e l’esito di questa presenza in uno degli eventi cinematografici più importanti del mondo. Ancora una volta il cinema iraniano si pone al centro dell’attenzione a Cannes – una delle più belle località balneari di Francia – per la presenza di uno dei suoi più noti registi, icona della resilienza al regime teocratico.

Finora non si sa quasi nulla sul film, salvo l’ammirevole determinazione del regista nel perseguire la sua sfida cinematografica proponendo gli aspetti meno conosciuti della società iraniana nell’inconciliabile e drammatico scontro tra persone e culture che credono nei principi e nei valori universali e un assetto di potere totalitario, oppressivo e corrotto.

“Il seme del fico sacro” tratta la vicenda di un giudice del “tribunale rivoluzionario” di Tehran, il quale durante la rivoluzione “donna vita libertà” e la spietata repressione poliziesca contro le donne e i giovani iraniani, in seguito allo smarrimento della sua arma in dotazione viene afflitto da paranoia e gravi sospetti nei confronti della moglie e della giovane figlia, in un turbine di azioni e comportamenti deliranti contro le due persone a lui più vicine.

Questo film è l’ultimo lavoro realizzato in Iran da Rasoulof, senza rispettare le regole della censura governativa, ivi compresa l’imposizione dell’hejab per le protagoniste femminili del film.

Dal film “Il seme del fico sacro”

Cinema: ambito privilegiato di censura, oppressione e repressione

Sin dall’inizio del movimento “donna vita libertà” numerose note attrici hanno aderito alla protesta giurando di non comparire più con il velo nelle scene dei film anche a rischio della fine della loro carriera artistica. A seguito di tale decisione molte attrici sono state incriminate ed arrestate; tra esse ne figurano anche tre famosissime a livello internazionale: Hengameh Ghaziani, Katayoun Riahi e Taraneh Alidusti, quest’ultima protagonista del film “Il cliente” di Asghar Farhadi, a sua volta in esilio, vincitore del Premio Oscar 2017 quale miglior film in lingua straniera.

Inarrestabile boom del cinema underground 

Il cinema underground è sempre esistito in Iran, ma solo dopo l’inizio delle proteste del settembre 2022, il fior fiore del cinema è stato costretto a trasferirsi in quest’ambito per salvaguardare una sopravvivenza dignitosa. La filmografia underground viene riconosciuta oggi come unica autorevole rappresentante del cinema iraniano nelle più importanti rassegne internazionali. I film che in questo breve periodo sono stati ammessi alle rassegne internazionali, e in molti casi risultati vincenti di importanti premi e autorevoli riconoscimenti, superano la decina. Secondo informazioni fornite dalla direzione del Festival, questa edizione della rassegna ha ricevuto 71 opere da altrettanti registi Iraniani indipendenti; si tratta di 71 film compresi lungometraggi, cortometraggi e documentari.

Di fatto il cinema ufficiale con autorizzazioni governative, quasi scompare dalla scena dei festival internazionali.

Mohammad Rasoulof (Wikimedia Commons)

Mohammad Rasoulof: icona di resistenza

Conoscendo il rigore civile e artistico di Mohammad Rasoulof, icona di resistenza e uno dei pionieri del cinema indipendente, non era imprevedibile il suo sforzo nel dare continuità alla sua tenacia e impegno in qualità di regista critico e resiliente.

Tutto ciò avviene in un contesto caratterizzato negli ultimi anni da draconiane condizioni restrittive per Rasoulof impostegli dall’autorità giudiziaria, tra le quali il divieto di uscire dal Paese e di svolgere qualsiasi attività artistica… Malgrado ciò Rasoulof solo a pochi mesi dalla sua scarcerazione è riuscito miracolosamente a confezionare un nuovo film e a partecipare ai livelli più alti di competitività del cinema mondiale. 

Il suo film, realizzato nelle suddette condizioni, quest’anno concorre con grandi icone del cinema mondiale come David Paul Cronenberg, Francis Ford Coppola, Jacques Audiard, Yorgos Lanthimos, Sean Baker e Paolo Sorrentino.

La rivoluzione “donna vita libertà”

Sono trascorsi ormai quasi venti mesi dalla morte di Mahsa (Jina) Amini (16 settembre 2022) la ragazza ventiduenne barbaramente assassinata a seguito delle violente percosse subite dalla famigerata polizia morale… una tragedia che ha scosso l’intero Paese dando l’avvio ad una rivoluzione culturale, sociale e politica tuttora in corso, sintetizzata nella cifra potente, inclusiva e trasversale: “donna-vita-libertà”. Dopo mesi di protesta di massa nelle piazze e strade delle città ai quali ha fatto seguito una terribile repressione costata più di seicento morti, decine di migliaia di arresti e molteplici condanne a morte…  la lotta si è trasformata in un possente movimento di disobbedienza civile tuttora in corso.

(Freepik)

Anche se per le cancellerie Europee e il silenzio del mondo mediatico la protesta è ormai rientrata, la spietata repressione non è riuscita a piegare la determinazione degli Iraniani a liberarsi dal giogo del potere totalitario: milioni di donne, uomini e giovani quotidianamente sfidano il regime con la disobbedienza civile e metodi non violenti, prova lampante della determinazione e della vitalità del movimento “donna vita libertà”. La perseveranza dei registi cinematografici si inserisce pienamente in questo contesto.

La conferma della condanna di Rasoulof a otto anni di carcere, la proibizione a presentare il suo film a Cannes e le angherie e intimidazioni da parte dell’autorità giudiziaria verso chi ha collaborato con lui alla realizzazione della pellicola, e i loro familiari, testimoniano la rabbiosa e scomposta reazione delle autorità per la disobbedienza alle regole della censura.

Non è ancora noto chi potrebbe partecipare in rappresentanza del regista alla cerimonia di presentazione del film e al ritiro di un eventuale premio. Secondo l’annuncio degli organizzatori del Festival il film dovrebbe essere proiettato l’ultimo giorno prima della cerimonia di chiusura della rassegna del festival stesso.

Dal film Il male non esiste, 2020

Nel febbraio del 2020, alla 70^ Berlinale dove Rasoulof vince l’Orso d’oro per il film There Is No Evil (titolo italiano: Il male non esiste), il premio è stato ricevuto da Baran Rasulof, figlia del regista essendo lui agli arresti domiciliari a Tehran.

PS. È appena arrivata una lieta notizia che risuona come un ulteriore schiaffo al regime del terrore e ai suoi apparati repressivi: 

Rasoulof con la pubblicazione su X comunica che a causa della pressione delle “autorità di sicurezza” è stato costretto ad uscire dall’Iran e ringrazia gli amici e tutti coloro che l’hanno aiutato in questa impresa complessa e difficile. Rasoulof nel denunciare le autorità della repubblica islamica aggiunge: “Sognate invano di avere il controllo dei confini. Se l’Iran geografico soffre sotto gli stivali della vostra tirannia teocratica, l’Iran culturale é più che mai vivo nell’immaginario collettivo di milioni di Iraniani che a causa dell’ingiustizia e della vostra barbarie sono stati costretti a lasciare il loro Paese; nessun potere potrebbe imporre a loro la sua volontà. Da oggi io risiedo nell’Iran culturale dove non esistono confini”.

Il regista in una dichiarazione in lingua inglese pubblicata da ‘Hollywood reporter’ annuncia che dopo un viaggio lungo e complesso è giunto in un posto sicuro in Europa. Rasoulof comunica che ora, in fretta, sta provvedendo ai lavori di post produzione del suo film per il festival di Cannes. È lecito, dunque, auspicare la sua presenza alla proiezione del film.

Reza Rashidy, giornalista, scrittore, attivista iraniano per i diritti umani


Immagine di copertina
Baran Rasoulof, figlia del regista, durante la conferenza stampa della Berlinale 2020 con l’orso d’oro. Rasoulof era collegato in video (Wikimedia Commons)